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Martedì, 13 Novembre 2018 12:53

C'è plastica e plastica Featured

Bottacce ecologiche in PET Bottacce ecologiche in PET

C'è plastica e plastica, benvenuto PET

Il PET (polietilentereftalato) è una materia sintetica, una resina termoplastica prodotta con il petrolio o il gas metano.
Riciclabile al 100 per 100, non perde le sue proprietà durante il processo di riciclo e la si può così trasformare più volte per la realizzazione di prodotti di alto livello. Gli imballaggi di PET rispettano le norme imposte in ambito tessile, ma anche alimentare, cosmetico e farmacologico, e trovano fortuna nella produzione delle tradizionali bottiglie per bevande.

PET

Servono 1,9 kg di petrolio grezzo per realizzare circa 1 kg di PET. Le molecole del PET sono composte di ossigeno (O), idrogeno (H) e carbonio (C). E grazie alla struttura chimica, durente il processo di inceneritura il PET emana nell'aria solo acqua (H2O), ossigeno (O2) e anidride carbonica (CO2). La trasformazione del PET consente, poi, di risparmiare il 50% di energia, rispetto alla produzione di nuovo. Il PET è così una materia pregiata e rispettosa dell’ambiente, che può essere facilmente riciclata e utilizzata per la realizzazione di prodotti pregiati. Nel corso del ricupero, di base, non perde le sue proprietà ed è dunque riciclabile all’infinito.

La storia del PET

Con l'avvento della seconda guerra mondiale, le produzioni di nylon e seta giapponesi sono diventate inavvicinabili per tutto il fronte occidentale. Per fronteggiare questa carenza, americani ed inglesi hanno sviluppato il poliestere, un nuovo materiale molto versatile, adatto alla produzione di imballaggi trasparenti, resistenti e privi di sapore.

Nel 1941 Rex Whinfield e James Tennant Dickson della Calico Printers’ Association di Manchester – brevettano il Polietilen-Tereftalato (PET). A partire dal dopoguerra questo materiale viene applicato con successo alla produzione di fibre tessili artificiali (Terylene): con il PET si produce per esempio il pile.
Questo materiale comincia ad essere usato nel mondo degli imballaggi alimentari a partire dal 1973, quando Nathaniel Wyeth (DuPont) brevetta la bottiglia in PET come contenitore per bevande gassate.

Mercati e prospettive del PET

Trasparenza cristallina, peso limitato, elevata resistenza e lunga durata sono gli attributi che fanno del PET la materia sintetica moderna, tanto apprezzata che è oggi. Grazie alle sue proprietà, il PET viene utilizzato nella produzione di contenitori, di pellicole, fino ai tessili con infinite possibilità. Anni di ricerca e sviluppo hanno reso il PET un materiale tra i più innovativi e orientati al futuro per la fabbricazione di oggetti ed imballaggi moderni.

Cosa si può fare con il PEt riciclato?

Con 20 bottiglie di PET è possibile fare una coperta di pile
Con 15, una maglia da calcio
Con 5, un costume da bagno
Con 18, un annaffiatoio
Con 78, una sedia...

Con questi numeri appare più chiara l'

Ecco la nostra proposta di gadget ecologici e compostabili

 
Read 123 times Last modified on Giovedì, 10 Gennaio 2019 15:18

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    I polimeri misti raccolti nei cassonetti sono impossibili da recuperare per una quota del 40% e pertanto vengono termovalorizzati oppure inviati ai cementifici per produrre energia, purtroppo con qualche incidenza sull'ambiente.

    L'atteggiamento della popolazione italiana nei confronti del riciclo è in ogni caso positivo, nel recupero dei rifiuti siano primi in europa quasi al pari con i tedeschi.

    Riciclo della plastica raccolta nei cassonettiRiciclabilità della plastica


    Fonte: ANSA

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    Una selezione esclusiva di 
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    Il nuovo studio

    L'origine della produzione della plastica risale agli anni '50. Negli ultimi decenni è cresciuta rapidamente superando le quote produttive di altri materiali artificiali come l'acciaio ed il cemento.
    Nel luglio 2017 un gruppo di ricercatori americani ha reso pubblico un dato che non era mai stato preso in considerazione in nessun altro studio: il quantitativo di plastica prodotto dal momento in cui è stata inventata fino ad oggi. I dati non sono rincuoranti: partendo da un quantitativo di 2 milioni di tonnellate prodotte nel 1950, il 2015 è arrivato a quotarne oltre 400 milioni di tonnellate e, di tutto il quantitativo di materie plastiche prodotte in 65 anni, la metà è concentrata negli ultimi 13 anni. Le materie plastiche sono entrate a far parte dell'uso comune tanto da diventare quasi irrinunciabili. Facendo paragoni con un altro materiale artificiale, l'acciaio, sappiamo che quasi la metà dell'utilizzato viene riciclato nel settore dell’edilizia e quindi reso disponibile in altre forme per decenni. Per la plastica, invece, sono state incredibilmente trascurate informazioni fondamentali quali il quantitativo di plastica riciclato, bruciato, oppure semplicemente  gestito come rifiuto. 

    "La metà di tutte le materie plastiche diventa scarto dopo circa quattro anni di utilizzo”

    Secondo Roland Geyer, tra gli autori del citato studio "Production, use, and fate of all plastics ever made", pubblicato nell'estate 2017 su "Science Advances”, "la metà di tutte le materie plastiche diventa scarto dopo circa quattro anni di utilizzo”. Dai dati raccolti emerge che il maggiore mercato odierno dei materiali plastici è quello degli imballaggi, la cui crescita è stata accelerata da un progressivo ed esponenziale utilizzo dei contenitori monouso e degli imballaggi alimentari. Rilevare che i contenitori usa e getta ricoprano la quota del 10% di tutti i rifiuti solidi urbani ricevuti dalle piattaforme di raccolta, obbliga ad una riflessione sull'impatto ambientale che ne deriva, trattandosi di materiali difficilmente biodegradabili.

    Rifiuti per terra ... e per mare

    Secondo le analisi del WWF invece, la gran parte dei rifiuti spiaggiati sulle coste italiane (e quindi non radunati negli appositi centri di raccolta urbani) è composta per l'85% da plastica, di cui il 50% del tipo "usa e getta": buste di plastica, cotton-fioc, tappi, bottiglie, materiali da imballaggio alimentare, ma anche polistirolo, materiali utilizzati per la pesca, siringhe. Certamente nelle analisi non mancano i rifiuti speciali (parti di carrozzeria di automobili, copertoni, elettrodomestici, materassi, ecc...) ma la maggior parte dei rifiuti spiaggiati è rappresentata da oggetti di uso comune, usati solo una volta o per un periodo di tempo limitato e tutti caratterizzati dall'essere difficilmente biodegradabili.

    Rifiuti spiaggiati

    L'effetto di questo apparentemente sterile elenco di dati e materiali è immediatamente riscontrabile nella realtà quando assistiamo alla formazione delle ormai famose Isole di Plastica del pacifico, punti di raccolta dell'inquinamento dell'oceano spinto dalle correnti che creano danni irriparabili alla biodiversità del fondale ma anche alle specie di uccelli marini che fanno delle plastiche una mortale alimentazione, attratti dall'odore dei materiali.

    La soluzione

    "siamo obbligati a riconsiderare attentamente al nostro uso delle plastiche e a domandarci quando ha senso"

    Secondo i ricercatori la soluzione all'inquinamento da materie plastiche non è nell'abolizione dell'uso della plastica, necessaria negli ambiti in cui i prodotti sono progettati per durare molto tempo; l'esito della ricerca evidenza che oggi "siamo obbligati a riconsiderare attentamente al nostro uso delle plastiche e a domandarci quando ha senso", conclude la ricercatrice partner di Geyer, Kara Lavender Law, pensando in maniera critica alla pratica di gestione dei rifiuti. Quella attuale è una situazione che non può continuare.

    La soluzione proposta, accolta anche all'interno delle strategie di politica ambientale della Commissione Europea, è rivolta al miglioramento della della raccolta differenziata, al potenziamento del riciclo e del riuso mediante l'attuazione ed il perfezionamento del Lifecycle Assessment. Seguendo questa linea di pensiero, la Commissione Europea ha reso effettivo il divieto, entro il 2021, di commercializzazione di alcuni prodotti di plastica monouso, per i quali esistono già in commercio alternative realizzate in materiali sostenibili. E' orta di dire addio ai cotton fioc, alle posate di plastica, ai piatti, le cannucce, ai mescolatori per bevande e alle aste per palloncini cosi come li abbiamo conosciuti. I contenitori per bevande monouso saranno ammessi solo se i tappi e i coperchi restano attaccati al contenitore.

    Lifecycle Assessment

    Se parlarne ed informare è un dovere, cogliamo anche noi la sfida, perchè 

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